Le tossinfezioni alimentari

Per episodio di tossinfezione
alimentare si intende qualsiasi focolaio epidemico correlato all'assunzione di
alimenti in cui due o più persone presentino segni di malattia, ad eccezione
della intossicazione da Clostridium botulinum, da funghi e da altri agenti
tossici naturali o chimici in cui è sufficiente la presenza di un solo caso.
Nelle tossinfezioni alimentari il cibo può agire sia come vettore di
microorganismi in attiva fase di crescita che come veicolo passivo di agenti che
non si replicano (batteri, virus, protozoi) o di tossine biologiche o chimiche.
Negli Stati Uniti si stima
che ogni anno si verifichino da 6,5 a 33 milioni di casi di tossinfezioni
alimentari, che causano circa 9.000 decessi.
I sette principali patogeni
che si ritrovano nei prodotti di origine animale (Campylobacter jejunì, Clostridium perfrigens, E. coli 0157:H7, Listeria monocytogenes, Salmonella, Staphylococcus aureus, Toxoplasma gondii)
sono responsabili annualmente da 3,3 fino a 12,3 milioni di casi di
tossinfezioni alimentari, con 3.900 decessi ed un costo stimato da 6,5 a 34
bilioni di dollari (spese sanitarie + mancata produttività lavorativa del
malato)1. Ogni anno in Italia vengono notificati 23.000 casi di
salmonellosi, pari a 41,3 ogni 100.000 abitanti. Nella sola regione Piemonte sì
sono verificati nel 1997 45 focolai epidemici di tossinfezione alimentare, che
hanno interessato circa 1.400 persone.
Nella regione Emilia Romagna
il costo delle salmonellosi (responsabili del 74,4% dei focolai epidemici di
origine alimentare) nel 1993 è stato valutato in un recente studio2 in
93.408.214.000 lire.
L'incidenza delle malattie
trasmesse da alimenti è in costante ascesa in tutti i paesi industrializzati.
Questa tendenza è ascrivibile in gran parte alle modifiche dello stile di vita
e delle scelte alimentari dei consumatori3. Le mutate abitudini
lavorative (e di studio) hanno indotto un aumento del numero dei pasti consumati
fuori casa, che negli Stati Uniti sono ritenuti responsabili dell'80% degli
episodi di tossinfezioni segnalati4. Questo fenomeno ha condizionato
anche un incremento del numero dei punti di ristoro (bar, chioschi) in aggiunta
ai ristoranti e alle mense preesistenti, con le conseguenti difficoltà ad
effettuare un efficace controllo sanitario. La ridotta disponibilità di tempo
nelle famiglie, dove spesso lavora anche la madre, ha ridotto drasticamente la
propensione alla preparazione del cibo casalingo, con una progressiva perdita di competenze
specifiche nella confezione e conservazione degli alimenti e un ricorso sempre
più frequente all'acquisto di pasti pronti, che richiedono particolari cautele
(consumo immediato o immediata refrigerazione). Inoltre l'assenza di entrambi i
genitori da casa costringe sempre più spesso i minori (i cui genitori non
posseggono più l'esperienza per fornire una sufficiente dote di nozioni
pratiche) a preparare essi stessi il pasto3, con modalità non sempre
igienicamente corrette (i.e. inadeguato riscaldamento, contaminazione di cibi
cotti con cibi crudi). Anche le nuove preferenze alimentari dei consumatori
possono giocare un ruolo non secondario. La ricerca di gusti nuovi (i.e. frutti
«esotici») e la perdita della nozione di stagionalità di frutta e verdura
conducono all'importazione di questi prodotti da paesi lontani, con la concreta
possibilità di importare anche degli agenti infettivi non usuali1.
Va segnalato poi il diffondersi nella popolazione di regimi dietetici volti alla
prevenzione delle malattie cardiovascolari, che prevedono l'uso di vegetali
crudi e potenzialmente infetti: «Good for thè heart, hard on thè gut»5.
L'incremento
dei casi di tossinfezione alimentare è anche dovuto all'estendersi della fascia
di soggetti a rischio (i.e. anziani, bambini, ìmmunodepressi) ed a fattori che
concernono le diverse fasi di produzione (i.e. metodi intensivi di allevamento
del pollame6) e lavorazione degli alimenti: a tal proposito un
problema di rilievo può essere costituito dalla bassa specializzazione del
personale addetto alla confezione degli alimenti e del suo rapido turnover,
che non consente di ottenere una corretta formazione igienico-sanitaria789.
Infine permane nella popolazione generale una scarsa propensione al rispetto
delle più elementari norme igieniche per la prevenzione delle malattie a
trasmissione oro-fecale. In un recente studio dell'American Society for
Microbiology è emerso che i 21 3 del
campione studiato (6.330 adulti) non si lavavano le mani dopo aver usufruito dei
servizi igienici ...
L'importanza
delle tossinfezioni alimentari è enfatizzata anche dalla nozione che il 2-3% di
queste patologie è potenzialmente correlato a rilevanti sequele di tipo
cronico: spondilìte anchilosante, artropatie, malattie renali (s.
emolitico-uremica), disturbi cardiaci, malattie neurolo-gìche (s.
Guillain-Barrè),
endocrinopatie (m. di Graves), enteropatie con diarrea cronica e malassorbimento
(Crohn)10.
|
Caratteristiche dei principali patogeni responsabili di tossinfezioni alimentari |
|||||
|
Agenti eziologici |
Principali manifestazioni cliniche |
Perìodo di
incubazione
(range) |
Dose
infettante |
Serbatoi di infezione |
Associazioni ed altri fattori |
|
Campylobacter |
Diarrea
(può essere ematica), dolore addominale, febbre |
2-5
giorni (1-10 gg.)
|
10M03 |
Pollame,
animali (d'allevamento, selvatici, domestici), uccelli
|
Cross-contaminazione
da pollame crudo, cottura inadeguata, latte crudo, acqua
|
|
Salmonella |
Diarrea
(può essere ematica), dolore, febbre, vomito |
12-36
ore (6-72 ore) |
10M09 |
Animali
(d'allevamento.
selvatici, domestici), uomo |
Cross-contaminazione
nella produzione e preparazione dei cibi, cottura inadeguata, uova
|
|
Clostridium
perfringens
|
Diarrea,
crampi addominali |
10-12ore
(6-24 ore) |
IO5 |
Ambiente,
animali, uomo |
Inadeguata
refrigerazione e/o riscaldamento di piatti contenenti carne
|
|
Staphylococcus
aureus
|
Vomito,
crampi addominali, diarrea |
2-4
ore (30min-ore)
|
sufficiente
assorbimento di tossine |
Lesioni
cutanee, portatori nasali |
Numerose
manipolazioni, inadeguata refrigerazione |
|
Bacillus
cereus |
Vomito
(enterotossina termostabile), diarrea (enterotossina termolabile)
|
1-6
ore 6-24 ore
|
IO5 |
Ambiente |
Diversi
alimenti (riso, pasta, patate) tenuti a temperatura ambiente dopo la
cottura
|
|
Escherichia
coli
(enterotossigena
ed enteropatogena - ETEC, EPEC) |
Diarrea,
dolore addominale |
12-72
ore |
IO8- IO10 |
Uomo
|
Diversi
alimenti - cross contaminazione, acqua |
|
E.
coli verocitotossigenica
(VTEC)
|
Diarrea,
sindrome emolitìco-uremica, coliti emorragiche |
3-4
giorni
(fino a 8 giorni) |
1O8-1O10 |
Ruminanti
|
Carne
cruda, alimenti contaminati con feci animali, acqua |
|
Yersinia
enterocolitica |
Diarrea
(può essere ematica), dolore addominale, febbre |
24-48ore
(fino a 7 giorni) |
IO9 |
Animali
(d'allevamento, selvatici, domestici) |
Maiale
ed altre carni, cross-contaminazione, cottura inadeguata |
|
Listeria
monocytogenes
|
Febbre,
setticemia e meningiti (in gravidanza, immunodepressi, anziani), diarrea
|
difficile
da accertare in media 3
settimane (1-70 giorni), gastroenteriti 1-2 giorni |
1O" (?) |
Ambiente,
animali, uomo |
Prodotti
caseari non pastorizzati, paté, cross contaminazioni (insalata). Si
moltiplica anche con la refrigerazione |
|
Virus (Norwalk, rotavirus, SVRS) |
Vomito,
diarrea, dolore addominale |
12-48
ore
|
- |
Uomo
|
Altamente
infettivi, trasmissione interumana, alimenti contaminati, acqua,
molluschi)
|
Eziologia
Sebbene i consumatori
ritengano in generale che additivi e contaminanti chimici rappresentino il
maggior pericolo per il cibo8, la stragrande maggioranza degli
episodi di tossinfezione alimentare sono di origine infettiva. Secondo il Center
for Disease Control and Prevention, il 79% di queste forme negli U.S. A sono
dovute a batteri3 ed il 69% alla sola salmonella, analogamente ai
principali paesi europei: in Italia come già detto sopra, vengono notificati
circa 23.000 casi/anno di salmonellosi, nell'Inghilterra-Galles 30.000, in
Francia almeno 10.000.
Le caratteristiche dei principali patogeni alimentari sono riassunte nella Tabella I (da Veitch e Hogg modificata12). Consideriamo invece brevemente alcuni aspetti di patogeni meno usuali o di recente acquisizione: E coli S.T.E.C., Arcobacter, Cryptosporidium, Cyclospora. Ci soffermeremo maggiormente sulla Listeria monocytogenes, di peculiare interesse biologico-clinico, riportando anche alcuni dati di nostra osservazione.
E Coli Shiga-Toxinproducing (S.T.E.C.)
E. Coli
Questo termine include tutti i ceppi di Coli che elaborano tossine shiga (STx 1 e 2), indipendentemente dalle manifestazioni cliniche. Per E. Coli E.H.E.C. (enteroemorragici) si intendono quei sierotipi di S.T.E.C. che causano una sindrome clinica simile a quella provocata dall'E. Coli O157:H7 (es., il sierotipo O111:NM). Ricordiamo come questa sindrome sia caratterizzata da diarrea muco-emorragica e, particolarmente nei bambini, sindrome emolitico-uremica (S.E.U.). La maggiore sensibilità al danno renale manifestata dalla popolazione infantile è spiegata dall'azione della tossina, che è specifica per il glicosfingolipide globotriaosylceramide (Gb3), presente sulle cellule endoteliali glomerulari dei bambini al di sotto dei 2 anni, ma non in quelle dell'adulto14. La diagnosi di laboratorio di infezione da ceppi S.T.E.C. non-O157:H7 richiede tecniche non comunemente disponibili: pertanto probabilmente alcuni episodi di tossinfezione da questi agenti rimangono non diagnosticati. Lo spettro clinico varia da forme enteritiche fino alla S.E.U. nel caso dei ceppi E.H.E.C. Il differente grado di virulenza è probabilmente legato al livello della dose infettante e della produzione di tossine. La tossina STx 2, prodotta dalla maggioranza dei sierotipi O157:H7, presenta una maggior virulenza dell'STx 1 nel causare la progressione clinica verso la S.E.U.
Listeria monocytogenes
Listeria
Questo batterio è stato
riconosciuto come fonte di tossinfezioni alimentari nei primi anni '80, dopo il
riconoscimento di alcuni focolai epidemici correlabili al consumo di cibi
contaminati. Il quadro clinico è assai variabile comprendendo forme
asintomatiche, sintomi influenzali, aborto e parto prematuro nelle gestanti,
sepsi, meningite, gastroenterite. Sebbene l'apparato gastroenterico rappresenti
la porta d'ingresso della Listeria nell'organismo, i sintomi di malattia
gastroenterica possono completamente mancare. Questo fatto va ascritto al
particolare ciclo vitale del batterio che viene fagocitato dalle cellule
intestinali senza interrompere l'integrità dell'epitelio. Raggiunto l'interno
della cellula esso è in grado di lisare attraverso la listeriolisina O il
fagolisosoma e liberarsi nel citoplasma, dove si sposta utilizzando le proteine
contrattili della cellula ospite. Giunto alla periferia della cellula forma un
filopodo che viene ingerito dalla cellula adiacente. La diffusione può
proseguire fino al raggiungimento del torrente ematico1S.
Il tasso di mortalità (23%)
è elevato, particolarmente nei soggetti a rischio (immunodepressi, bambini etc.).
La terapia si basa sull'uso di antibiotici come ampicillina ed aminoglicosidi e
chemioterapici come il cotrimoxazolo.
La Listeria è distribuita in
modo alquanto ubiquitario: si può trovare nel suolo, nelle piante, nell'acqua,
nei concimi di origine animale. È veicolata dalle feci dell'uomo (2-6% di
portatori) e degli animali come vitelli, pollame, maiali (10-50% di portatori).
È in grado di vivere e moltiplicarsi alle basse temperature, ha scarse necessità
nutritive e persiste a lungo nell'ambiente (anche 50-60 giorni). Si può
ritrovare negli impianti di lavorazione alimentare, nei centri di cottura ed è
ospite frequente di frigoriferi e congelatori domestici: la persistenza della
Listeria può essere favorita dalla sua capacità di attaccarsi alle superfici e
di formare biofìlm che le conferiscono una protezione verso i detergenti
battericidi.
In base a questi dati è
evidente che il batterio può contaminare i prodotti alimentari dalla
produzione, alla lavorazione, alla distribuzione fino al mantenimento domestico.
È stata isolata in vegetali freschi (11%), carni crude (13%), latte crudo
(3-4%), pesce e altri13. In uno studio effettuato nell'Italia
centrale è stato esaminato un campione di 164 formaggi a pasta molle: la
Listeria è stata trovata nel 27% dei campioni, anche se solo nel 4,9% dei casi
si trattava dei sierotipi potenzialmente patogeni 1 e 413. In
considerazione della vasta diffusione nell'ambiente e nei cibi la maggior parte
della popolazione ingerisce frequentemente Listerie senza alcun effetto. È
probabile che la patogenicità, oltre che all'intervento di particolari
sierotipi quale il 4b, sia legata a peculiari e ancora non ben chiarite modalità
di interazione tra ambiente, batterio ed ospite1S. Una notevole
importanza è sicuramente rivestita dalla carica batterica contaminante: negli
Stati Uniti, in un recente episodio di gastroenterite da latte contaminato in
cui si erano ammalati il 75% dei soggetti che lo avevano consumato, sono stati
evidenziati dei livelli di lO8
- lO9 CFU/ml (circa IO11
CPU per soggetto, se rapportati alla quantità ingerita)17.
Gli episodi epidemici finora
descritti hanno riguardato prevalentemente cibi pronti refrigerati e consumati
senza preventiva cottura o riscaldamento: latte, formaggi a pasta molle, paté
etc.
La diagnosi di listeriosi si
fonda sull'isolamento del batterio su coltura di sangue, liquor e feci.
Nell'episodio gastroenterico statunitense sopradescritto il 37% dei pazienti
sintomatici presentava una coprocoltura positiva. La coprocoltura necessita di
un terreno di arricchimento e di una metodologia specifici e va quindi
indirizzata dal sospetto clinico. La sierodiagnosi effettuata con la determinazione
della presenza di anticerpi anti-listeriolisina O necessita di ulteriori
conferme in merito al suo valore predittivo nelle enteriti con coprocoltura
negativa e nelle forme più invasive16.
La
nostra esperienza
Nel 1995 è giunta alla
nostra osservazione una meningite da Listeria monocytogenes in una bambina
immununocompetente in età scolare. La paziente abitava in una fattoria di una
zona rurale e consumava abitualmente latte crudo e latticini di produzione
domestica. Nel maggio 1997 a Torino un episodio di tossinfezione alimentare ha
interessato 4250 studenti di differenti strutture scolastiche (elementari,
università) che utilizzavano per il servizio mensa il medesimo centro di
cottura. Nell'indagine caso-controllo l'alimento responsabile è risultato
essere del mais crudo: un campione residuo è risultato positivo per L.
monocytogenes, > IO6 CFU/g. Alcuni campioni ambientali prelevati
dagli scarichi dell'impianto di produzione degli alimenti sono risultati
positivi per Listeria. Il batterio è stato isolato dalle feci dell'87% dei
pazienti ospedalizzati e dall'emocoltura di un paziente con febbre elevata.
Tutti i batteri isolati dal cibo, dall'ambiente del centro di cottura e dai
pazienti appartenevano al sierotipo 4; risultavano indistinguibili con
differenti tecniche di subtipizzazione molecolare (DNAmacrorestriction analisis,
con l'uso di elettroforesi pulsata a campo inverso e a campo esagonale e
l'amplificazione random del DNA polimorfo) e presentavano il medesimo pattern di
antibiotico resistenza. È stato ipotizzato che la contaminazione dell'alimento
sia avvenuta a causa di una imperfetta sanificazione dei contenitori in acciaio
dove veniva preparata l'insalata di mais. Ricordiamo che in un precedente
focolaio di gastroenterite da Listeria sierotipo l/2b, avvenuto a Bologna nel
1993, il cibo incriminato era una insalata di riso19: evidentemente
quindi, in caso di tossinfezione alimentare, la diagnosi differenziale deve
comprendere la Listeria anche quando l'alimento coinvolto sia di origine
vegetale.
Presso l'Ospedale Infantile Regina Margherita sono stati ricoverati 148 bambini intossicati (67 maschi, 81 femmine) con un'età media di 9,5 anni ed un peso medio di 27,4 Kg. L'intervallo libero dopo l'ingestione dell'alimento è stato tra le 18 e le 24 ore per 136 bambini, di 24-41 ore nei rimanenti 12. Il sintomo più frequente all'ingresso era rappresentato dalla febbre (88% dei pazienti), seguito dalla cefalea (54%), dai dolori addominali (49%), dal vomito (40%) e dalla diarrea (8,8%). Durante il ricovero, in due casi sono state segnalate delle allucinazioni visive. La temperatura ascellare media misurata all'ingresso era di 38,8°, con un massimo di 40,4. In 123 pazienti sono stati valutati i principali parametri ematochimici «rapidi» dell'infiammazione: conta dei leucociti con formula leucocitaria e Proteina reattiva C. È stata evidenziata una spiccata leucocitosi con neutrofilia (G.B. 14,97 x lOVml, neutrofili 13,24 x lOVml), mentre la PRC era solo lievemente aumentata (17,64 mg%, v.n. fino a 10), La degenza media è stata di 2,1 giorni. A domicilio, dopo la dimissione, alcuni pazienti hanno presentato diarrea. A una distanza dal ricovero variabile tra i 12 e i 28 giorni (media 19,85) sono rientrati a ricovero 7 pazienti di etàt media di 8 anni, che presentavano febbre (6 casi), cefalei (3 casi), dolori addominali (3 casi) ed altri sintomi (mialgie, disturbi gastroenterici): la sintomatologia si è risolta dopo 1-3 giorni di ricovero. Questi soggetti sono stati trattati con antibioticoterapia specifica, dato che a quei punto era noto l'agente eziologico.
Arcobacter
Arcobacter
Definiti in precedenza come «campylobacter-like organisms» questi batteri sono stati recentemente (1991) riconosciuti come genere a sé stante: li distingue la capacità di crescere in aerobiosi alla temperatura di 30°20, L'infezione è causa di aborto nel maiale e di disturbi. gastrointestinali nell'uomo (diarrea persistente, dolori, addominali, febbre). Il batterio è stato isolato dalle carni e dall'acqua: l'esposizione all'acqua contaminata sembri essere il più frequente fattore di rischio13. Nel 1983 in Italia un episodio tossinfettivo caratterizzato da dolori addominali ricorrenti ha riguardato 10 bambini di una; scuola elementare21.
Cryptosporìdìum
Oocisti di Cryptosporidium
Questo protozoo è stato
riconosciuto come patogeno umano nel 1976. La malattia nel soggetto
immunocompetente si manifesta come un'enterite acuta della durata, di 7-14
giorni, con nausea, dolori addominali, febbricola. Nel soggetto
immunocompromesso determina una diarrea cronica di grado severo22:
l'incidenza dei casi riportati è aumentata drasticamente con l'emergere
dell'infezione da HTV.
II microorganismo è in grado di infettare tutti i mammiferi. La trasmissione avviene per via oro-fecale e attraverso alimenti e bevande contaminati freschi (le cisti non sopravvivono alla cottura). Il principale fattore di rischio è rappresentato dall'acqua potabile. Nel 65-97% delle acque di superficie (fiumi, laghi) sono presenti oocisti di: Cryptosporidium resistenti ai trattamenti chimici di potabilizzazione. La rimozione fisica del parassita dall'acqua attraverso la filtrazione non ne garantisce la completa sterilità: nel 27-54% delle acque potabili valutate in uno studio statunitense erano presenti piccole quantità di cisti23. È teoricamente possibile quindi una contaminazione a bassa carica diffusa con l'acqua potabile e a tutt'oggi non è definito il possibile livello di rischio13. Nei due episodi descritti negli U.S.A. (uno dei quali nel 1993 a Milwaukee ha interessato 403.000 persone, con 4.400 ricoveri ospedalieri) l'acqua potabile rispettava tutti gli standards qualitativi imposti dalla legge facendo quindi supporre una contaminazione a bassa carica e probabilmente intermittente. Nell'episodio di Milwaukee le oocisti furono ritrovate nei cubetti di ghiaccio prodotti nel periodo dell'epidemia.
Cyclospora
Oocisti
di Cyclospora
La specie Cyclospora è un patogeno enterico di fresco
riconoscimento. La presentazione clinica è simile a quella dell'infezione da
Cryptosporidium, distinguendosi solo per una maggior durata (circa 40 giorni) ed
un alternarsi di remissione-riaccensione della sintomatologia. Il contagio
avviene tramite la contaminazione con feci umane di acqua ed alimenti. La
trasmissione diretta da persona e persona è improbabile, perché le oocisti
necessitano di giorni o settimane per sporulare e divenire infettive: il clima
caldo e umido favorisce la sporulazione. La dose infettante è a tutt'oggi non
definita.Nei mesi di maggio e giugno 1996 un episodio tossinfettivo dovuto al
consumo di lamponi freschi contaminati importati dal Guatemala ha interessato
circa 1.400 persone in 20 stati diversi di Stati Uniti e Canada24.
Elementi
di diagnosi e di intervento
La diagnosi di tossinfezione alimentare appare ovvia lo ci si
trovi di fronte all'insorgere contemporaneo di una sintomatologia
prevalentemente gastroenterica in un gruppo di soggetti che abbiano consumato lo
stesso cibo negli ultimi 2-3 giorni. La medesima diagnosi diviene ardua e
dubitativa di fronte a dei casi sporadici. In questi frangenti l'unico indizio
potenzialmente significativo emerso in un recente studio è l'insorgere isolato
ed improvviso, in pieno benessere, di sintomi quali dolore addominale acuto e
diarrea in un paziente che abbia pranzato fuori casa nella settimana
precedente.Il sospetto da parte del paziente di essere vittima di una
tossinfezione alimentare (riferito nel 10% delle visite per enterite) non è
risultato di alcun valore diagnostico25. Il rilievo di un secondo
caso nel nucleo familiare a distanza di 24-36 ore dal primo orienta
piuttosto verso una patologia a trasmissione interumana (i.e. enterite virale)12.
In presenza di un episodio tossinfettivo la diagnosi
eziologica non può evidentemente
poggiare sulle indagini di laboratorio, almeno nell'immediato: i tempi tecnici
necessari per un esame colturale delle feci sono tali che il risultato
probabilmente giungerà quando l'epidemia sarà arginata o volgerà al termine.
In base al quadro clinico possiamo distinguere26:
sindromi
caratterizzate da diarrea e vomito: relativamente precoci (entro 6 ore
dall'ingestione), sono causate probabilmente dalle tossine di Staphylococcus
aureus e bacillus cereus. La febbre solitamente è modesta, mentre il tasso di
attacco tra i soggetti che hanno consumato il cibo contaminato è elevato.
Queste forme sono relativamente benigne e si risolvono spontaneamente nell'arco
di breve tempo necessitando eventualmente di terapia di supporto.
sindromi
caratterizzate da diarrea non infiammatoria: rispetto alle precedenti
l'intervallo prima della comparsa diarrea acquosa è più prolungato e sono
spesso presenti febbre non elevata e dolore addominale. Gli agenti responsabili
sono prevalentemente il Clostridium perfrigens, il Bacillus cereus enterotossico
ed i virus. Il decorso è di circa 48 ore;
sindromi
caratterizzate da diarrea infiammatoria: compaiono tutti i principali agenti
responsabili di diarrea muco-ematica (Salmonella, Campylobacter, Yersinia, Coli
enteroinvasivo). L'intervallo libero è spesso di 1-2 giorni, la febbre elevata,
il decorso prolungato (1 settimana ed oltre). I pazienti con un'imperfetta
risposta immunitaria richiedono un trattamento antibiotico;
sindromi
neurologiche: soprattutto il Clostridium botulinum, che provoca a distanza di
12-36 ore dall'ingestione una paralisi simmetrica discendente raramente
preceduta da sintomi gastroenterici. È indispensabile il trattamento con
l'antitossina specifica.
Gli elementi sopradescritti forniscono al medico un primo
orientamento diagnostico. Altri dati utili possono provenire dall'anamnesi
alimentare, quando viene scoperto il consumo di un cibo potenzialmente a rischio
di contaminazione da parte di un determinato batterio (i.e. uova crude per la
Salmonella). Nell'era della globalizzazione dei mercati la localizzazione
geografica di un determinato tipo di infezione inizia invece a perdere di
valore.
Le tossinfezioni alimentari nei soggetti peraltro sani ed
immunocompetenti sono generalmente autolimitanti e non richiedono particolari
trattamenti. Nei bambini al sotto dell'anno, negli immunodepressi, nei
cardiopatici e comunque in presenza di segni di tossicosi sistemica (febbre
elevata, stato settico, netta alterazione degli indici di flogosi) è opportuna
una terapia antibiotica a largo spettro (i.e. cefalosporine di III generazione)
in attesa delle risposte del laboratorio. Il medico non deve dimenticare, al
solo sospetto clinico di tossinfezione alimentare, di denunciare rapidamente il
caso alle autorità sanitarie competenti: solo in questo modo sarà possibile
evidenziare i focolai tossinfettivi e identificare (e possibilmente eliminare)
la sorgente di infezione. Peraltro le denunce effettuate rappresentano solo la
minor parte dei casi di tossinfezione alimentare realmente verificatesi27.
Allo scopo di migliorare il livello di sorveglianza (intesa come la continua e
sistematica raccolta, catalogaziene e analisi di dati e la pronta diffusione dei
risultata ai soggetti in grado di intraprendere un'azione appropriata) negli
Stati Uniti è nato nel 1994 il Foodborne Diseases Active Surveillance Network (FoodNet)
che agisce contattando periodicamente (ogni 7-30 giorni) una rete di laboratori
di analisi per raccogliere i nuovi casi. L'impiego di particolari algoritmi può
consentire di evidenziare l'emergere di particolari sierotipi in rapporto all'
andamento dei mesi ed anni precedenti2729. In Italia un sistema di
sorveglianza attiva delle tossinfezioni alimentari è stato predisposto nella
regione Emilia Romagna30. n tasso di notifica per 100.000 abitanti
per la salmonellosi è stato nel 1992 del 66,8, contro ad esempio il 23,04 nel
1997 della regione Piemonte, che adotta un sistema di sorveglianza passiva. Un
importante strumento per evidenziare più rapidamente dei focolai
tossinfettivi è rappresentato dalle tecniche di subtipizzazione molecolare («DNA
fingerprinting») quali l'elettroforesi pulsata a campo inverso. Queste tecniche
consentono di creare un profilo molecolare di un batterio isolato da un paziente
e di confrontarlo con quello di batteri isolati da altri pazienti o da cibi
sospetti. La metodica è particolarmente utile per ricondurre alla medesima
origine dei casi sporadici di tossinfezione, verifi-
catisi magari in luoghi e tempi diversi2931:
questo dato indirizzerà le autorità sanitarie a effettuare le opportune
indagini epidemiologiche per evidenziare (ed eliminare) la sorgente infettante,
costituendo inoltre un valido supporto per decisioni quali il ritiro di un
prodotto alimentare sospetto largamente diffuso su scala nazionale. I progressi
in termini di epidemiologia e tecniche di laboratorio non devono comunque far
dimenticare il ruolo centrale del medico: le raffinate indagini sopra descritte
partono solamente dopo la segnalazione di un episodio di tossinfezione
alimentare sospettato sul piano clinico.
Elementi
di prevenzione
II problema della sicurezza degli alimenti ha un notevole
impatto nei confronti dell'opinione pubblica. Negli U.S.A. il presidente Clinton
nel 1997 ha chiesto al Congresso di stanziare 43 milioni di dollari per
migliorare questo aspetto della salute pubblica.
Un'efficace prevenzione deve riguardare tutti gli anelli
della catena alimentare, comprendendo la coltivazione e l'allevamento, il
raccolto e il macello, la conservazione dei prodotti, il trasporto verso gli
stabilimenti alimentari o i punti di vendita, le lavorazioni alimentari, la
distribuzione al dettaglio fino alla conservazione e confezione a domicilio.
Queste fasi vanno controllate avvalendosi dei principi su cui è basato il
sistema di analisi dei rischi e di controllo dei punti critici H.A.C.C.P. (Hazard
Analysis and Critical Control Point), universalmente accettato e recepito
recentemente dalla normativa italiana (decreto n. 155 del 26/5/1997: attuazione
delle direttive 93/431 CEE e 96/3/CEE
concernenti l'igiene dei prodotti alimentari). Tutti i soggetti che esercitino
una attività ai vari livelli della catena alimentare devono garantire il
controllo igienico attraverso:
- l'analisi dei potenziali rischi per gli alimenti;
- l'individuazione dei punti in cui possono verificarsi dei
rischi per gli alimenti;
- la decisione da adottare riguardo ai punti critici
individuati;
- l'individuazione e l'applicazione di procedure di controllo
e sorveglianza dei punti critici;
- il riesame periodico, e in occasione di variazioni di ogni
processo e della tipologia d'attività, di tutti i punti precedenti.
Negli Stati Uniti la rigida applicazione di questi concetti
ha consentito, con un programma adeguatamente finanziato, di ridurre
significativamente nell'arco di 4 anni (1989-1993) l'incidenza delle Listeriosi32.
Peraltro, è praticamente impossibile ottenere un cibo «sterile»: la Listeria
continua ad essere ritrovata in un gran numero di alimenti che vengono eliminati
(per un valore di milioni di dollari) in osservanza di una politica di «zero
tolerance» di cui molti chiedono la revisione in ragione della mancata
documentazione della possibile patogenicità per l'uomo di bassi livelli di
contaminazione (< IO2 CPU/g) . Analogo discorso per le
infezioni da Salmonella: allo stato attuale dell'arte non è possibile
eradicare questo batterio dagli allevamenti di pollame ma solo contenerne la
diffusione prevalentemente attraverso il controllo dei vettori (roditori) e la
rigorosa pulizia degli ambienti. Le uova possono infettarsi per contaminazione
esterna, potenzialmente prevenibile, o per via transovarica. In quest'ultimo
caso la carica infettante appare bassa e stabile per circa 3 settimane, per cui
un buon livello di sicurezza (ma non la sterilità) può essere raggiunto con la
refrigerazione ed il consumo in tempi brevi33.
L'obiettivo di un cibo assolutamente sicuro passa attraverso
la sua sanificazione con procedimenti fisici come la pastorizzazione o chimici,
quali il lavaggio delle carcasse animali con soluzioni di acido lattico34.
L'irradiazione con 3 kGy di raggi gamma potrebbe rappresentare il metodo ideale:
economico ed efficace, è ritenuto sicuro da molte organizzazioni quali la World
Health Association e l'American Medical Association. Peraltro i consumatori
non accettano di buon grado questa procedura: inoltre, come sottolineato dalla
British Medical Association, esiste il concreto pericolo che l'irradiazione
consenta di coprire gravi carenze nelle precedenti fasi di produzione,
conservazione e preparazione del cibo, «sanificando» prodotti scadenti sotto
il profilo igienico ed organolettico35.
Sostanziali miglioramenti nella prevenzione delle tossinfezioni alimentari potranno essere raggiunti con l'effettuazione di periodici corsi di formazione igienico-sanitaria per il personale addetto alla preparazione degli alimenti, ma soprattutto con un'educazione permanente dei consumatori al rispetto delle più elementari norme di confezione e conservazione del cibo39.
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World Health Organisation - Dieci regole d'oro per preparare cibi sicuri
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Scegliere
alimenti trattati per la conservazione
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Cuocere
completamente gli alimenti
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Mangiare
immediatamente i cibi cotti
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Conservare
i cibi cotti attentamente
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Riscaldare
completamente gli alimenti già cotti
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Evitare
il contatto tra alimenti crudi e cotti
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Lavarsi
le mani ripetutamente
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Tenere
ogni superficie della cucina meticolosamente pulita |
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Proteggere
i cibi dagli insetti, roditori ed altri animali
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Utilizzare
acqua sicura |
II
ruolo del pediatra
II pediatra può e deve
svolgere un ruolo di rilievo a differenti livelli:
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livello clinico:
corretto inquadramento clinico, rapida
notifica alle autorità sanitarie, instaurazione di una appropriata risposta
terapeutica, tranquillizzazione (se possibile) della famiglia sulla relativa
benignità dell'evento
-
livello preventivo:
azione di educazione sanitaria sulla
famiglia (corrette modalità di preparazione e conservazione degli alimenti) e
sul bambino (elementari misure d'jgiene personale per la prevenzione delle
malattie a trasmissione oro-fecale: «lavarsi le mani»)
-
livello istituzionale:
attività di «lobbying» attraverso le
società scientifiche e le associazioni di categoria per stimolare da parte
degli organi di governo la messa in opera di programmi di risposta e prevenzione
delle tossinfezioni alimentari sempre più efficaci, nel rispetto delle
caratteristiche organolettiche e della «diversità» degli alimenti preservate
fino alla nostra epoca da secoli di buona cultura alimentare.
A. VIGO, M. VIETTI RAMUS Divisione di Pediatria B, Azienda Ospedaliera «Regina Margherita - S. Anna», Torino