N. 29 AGOSTO-OTTOBRE 1996

SUPPLEMENTO AL N. 14 DI VETERINARIA ITALIANA

Suppl. in A.P., comma 34, art. 2, L. 549/95 - Teramo

Mensile a cura dell'Osservatorio Epidemiologico Regionale Veterinario (C.O.V.E.P.I.), in collaborazione con i Servizi Veterinari della Regione Abruzzo e la Direzione Generale dei Servizi Veterinari Ministero della Sanità

FOCOLAIO DI CRIMEAN CONGO HAEMORRHAGIC FEVER IN SUD AFRICA

La Crimean Congo Hemorrhagic Fever (CCHF) è una malattia infettiva virale, trasmessa da zecche del genere Hyalomma, sostenuta da un virus appartenente alla Famiglia Bunyaviridae, genere Nairovirus. E' una zoonosi letale per l'uomo nel 30% dei casi circa.

Storia e distribuzione

Il primo focolaio si verificò in Crimea nel 1944 e coinvolse un gran numero di contadini e militari, che erano stati morsi da zecche del genere Hyalomma. Le epidemie che si ebbero in seguito nell'Unione Sovietica ed in Bulgaria furono conseguenti a processi di riassegnazione di grandi estensioni terriere o a cambiamenti improvvisi nelle pratiche agricole e zootecniche.

Il virus è stato isolato da numerose specie di zecche, sebbene la trasmissione dell'infezione sia imputabile più frequentemente a zecche appartenenti al genere Hyalomma. Le aree dove il virus CCHF è enzootico sono caratterizzate dalla presenza di più di una specie del genere Hyalomma, mentre la diffusione della malattia risulta inferiore nelle zone in cui vive un minor numero di specie di queste zecche, come ad esempio nella fascia più meridionale del Sud Africa.

E' ipotizzabile che i meccanismi responsabili della disseminazione delle zecche e quindi del virus, devono avere operato in queste zone per millenni: movimenti di bestiame, di mammiferi selvatici e dei milioni di uccelli che migrano annualmente da nord a sud, trasportando le zecche ed ampliandone e consolidandone l'areale di distribuzione.

Nella maggior parte dei Paesi in Eurasia ed in Africa, dove è segnalata la presenza del virus, esso è stato scoperto più grazie a indagini di laboratorio mirate piuttosto che in seguito al riconoscimento di una specifica forma clinica negli animali e nell'uomo.

E' quindi prevedibile che ulteriori indagini riveleranno la presenza del virus in tutti i Paesi compresi nell'areale di distribuzione delle zecche del genere Hyalomma, ivi compresi i Paesi del litorale mediterraneo ed il Vicino Oriente.

Nel 1956, nell'attuale Zaire, un ragazzo, in seguito al morso di una zecca, si ammalò e morì di una febbre emorragica virale. Nel 1968 fu dimostrata l'identità tra il virus isolato in Crimea e quello isolato in Zaire (ex Congo Belga) e pertanto da allora la malattia fu chiamata Crimean - Congo Haemorrhagic Fever (CCHF).

Il virus è diffuso in Africa, Europa Orientale ed in Asia; diversi studi eseguiti su sieri umani hanno dimostrato la presenza di anticorpi anche in Paesi dell'Europa Occidentale (Francia, Grecia e Portogallo). L'infezione non è mai stata diagnosticata in Italia.

Infezione e malattia nell'uomo

La durata del periodo di incubazione è in media di 12 giorni. Nell'uomo, quando l'infezione si trasforma in malattia, il quadro sintomatologico iniziale è riferibile all'influenza, con forte cefalea, ipertermia, brividi, nausea, dolori muscolari ed articolari; in seguito compaiono le manifestazioni emorragiche vere e proprie, sotto forma di melena, epistassi, ematemesi ed emorragie diffuse alla cute ed alle mucose.

L'infezione si manifesta generalmente in forma asintomatica negli animali domestici; tra questi la presenza virale è stata dimostrata nel bovino, ovino, struzzo e faraona; in queste ultime due specie è presente una viremia della durata di 2-4 giorni non accompagnata da alcun sintomo clinico.

Alcuni studi preliminari effettuati in Sud Africa e Zimbabwe allo scopo di determinare la prevalenza anticorpale del virus negli allevamenti bovini, hanno evidenziato livelli elevati di positività, compresi tra il 28% ed il 45% dei sieri esaminati.

Particolarmente a rischio risultano essere gli operatori del settore zootecnico (allevatori, macellatori, etc.).

Diagnosi

Nell'uomo la diagnosi clinica deve essere confermata dall'isolamento del virus o dalla sieroconversione rilevata mediante metodica ELISA o immunofluorescenza indiretta.

Profilassi

Non sono disponibili vaccini. L'unica profilassi efficace è quella di evitare il morso di zecche ed il contatto con il sangue degli animali in fase viremica. Essendo l'infezione molto diffusa e la viremia transitoria, l'unico sistema per evitare che le maestranze che operano nei macelli si infettino è quello di evitare l'infestazione degli animali almeno una settimana prima della macellazione, in modo da scongiurare il pericolo di una viremia e del conseguente contagio nell'ambito del macello. Inoltre gli operatori dei centri di macellazione siti in zone endemiche dovrebbero essere obbligati a portare indumenti protettivi, quali guanti e mascherine.

CCHF e l'allevamento dello struzzo

Nel mese di novembre 1996 sono stati confermati diciassette casi (di cui uno fatale) di CCHF nelle meastranze che operano in un mattatoio di struzzi a Oudtshoorn, Sud Africa. Come immediato riflesso vi è stata la chiusura del mattatoio e l'applicazione di misure sanitarie sia per quanto riguarda il mattatoio che l'allevamento dello struzzo. In considerazione del fatto che la malattia è trasmessa da zecche, che la viremia è transitoria e che l'infezione delle maestranze è verosimilmente avvenuta attraverso il contatto con sangue di struzzo infetto, le misure di emergenza messe in atto sono state (dopo la riapertura del mattatoio, 21 giorni dopo l'ultimo caso di malattia), innanzitutto l'obbligo per le maestranze di indossare indumenti protettivi, quali guanti e mascherine durante le fasi di macellazione ed inoltre di procedere ad una accurata disinfestazione degli animali almeno una settimana prima dell'invio al macello.

Misure adottate dall'Unione Europea

In considerazione del fatto che la CCHF è una zoonosi e che numerosi paesi dell'Unione Europea importano carne di struzzo dal Sud Africa, in seguito agli avvenimenti di cui sopra, l'Unione Europea ha posto il divieto alla importazione di carne di struzzo dal Sud Africa, fino a quando non saranno disponibili altre informazioni sulla possibilità di trasmissione dell'infezione all'uomo in seguito al consumo di carne di struzzo.

L'estrema gravità di questa zoonosi suggerisce, inoltre, l'opportunità di effettuare indagini sulla presenza della Crimean Congo Haemorrhagic Fever nelle specie recettive domestiche e selvatiche anche nel nostro Paese.

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Ilaria Capua - I.Z.S. dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale" - Teramo