Coriomeningite Linfocitaria

CML - Meningite linfocitaria benigna

Cod. ICD9: 049

 

Eziologia

 

Arenavirus

 

II virus della coromeningite linfocitaria è un arenavirus, alla cui famiglia appartengono altri virus patogeni per l'uomo: Lassa, Machupo, Junin, Guaranito e Sabià.  

 

La malattia nell’uomo

L' infezione nell'uomo si manifesta con un quadro clinico variabile, talvolta con sintomi simil-influenzali (cefalea, dolori articolari e retroorbitali, trombocitopenia, leucopenia) a cui solitamente segue la guarigione. In altri casi  la malattia può iniziare con sintomi meningei, possono inoltre comparire:  artrite, miocardite, orchite, parotite e rash. La fase acuta è solitamente di breve durata. Anche nei casi più gravi la prognosi è solitamente buona, anche se la guarigione completa è spesso preceduta da una lunga convalescenza. Raramente l'infezione può presentare sintomi  paragonabili a quelli delle febbri emorragiche. Il virus è in grado di infettare il feto per via transplacentare causando idrocefalo ed a corioretinite.

 

La malattia negli animali

La coriomeningite linfocitaria colpisce principalmente i roditori, topi, criceti e cavie, ma anche cani, scimmie e maiali. Il serbatoio naturale dell'infezione è il topo comune infetto Mus musculus.  Le femmine infette trasmettono l'infezione alla prole. I topolini a loro volta diventano escretori del virus in maniera asintomatica e persistente. I criceti sono colpiti in giovane età, solitamente entro i primi tre mesi di vita. La guarigione, che  avviene dopo tre settimane dall'infezione, non trasforma i criceti in portatori sani eliminatori del virus, in compenso la malattia spesso esita in alterazioni alla colonna vertebrale, al mantello e allo scadimento delle condizioni generali.

 

Malattie trasmesse da roditori

  

Epidemiologia

E' una malattia sottodiagnosticata. Sporadicamente vengono segnalati casi in Europa e nel continente americano. Solitamente si verificano infezioni tra i topi selvatici che possono perdurare anche per molto tempo e determinare saltuariamente casi di malattia clinicamente manifesta nell'uomo. Sono segnalati casi di epidemie a seguito di contatti con hamster detenuti sia come animali familiari sia come animali da laboratorio.  I topi utilizzati nei laboratori di ricerca  sono molto sensibili all'infezione e forti eliminatori di virus.

 

Trasmissione

L'uomo è avviene  per via orale o respiratoria. Il virus eliminato con urine, saliva e  feci di animali infetti viene trasmesso all'uomo direttamente con il contatto con escreti contaminati, per mezzo di cibo o polvere infetti o attraverso di lesioni cutanee e tagli. Il manipolare topi  infetti o le loro lettiere espone  le persone ad alto rischio d'infezione. Si ritiene  improbabile la trasmissione interpersonale.

Il periodo di incubazione varia dagli 8-13 ai 15-21 giorni.

 

Prevenzione 

Controllare le popolazioni murine tramite misure di igiene ambientale, monitoraggio della presenza di ratti, deratizzazione.

Conservare gli alimenti in contenitori chiusi. 

Sorvegliare i centri di allevamento e commercio di roditori (soprattutto criceti e topi) utilizzati come animali da compagnia.

Controllare dal punto di vista virologico i topi di laboratorio.

Vigilare affinchè il personale di laboratorio che maneggia topi metta in atto tutte le procedure idonee alla prevenzione dell''infezione.

 

Links tematici:

 

C.D.C.  Lymphocytic Choriomeningitis (LCMV)

 

 

 

 

Bibliografia:      

- Control of Communicable Diseases in Man – Manuale per il controllo delle malattie trasmissibili; 18a edizione pubblicata dalla American Public Health Association;A cura di James Chin, MD, MPH; anno 2000; DEA editrice

- * Dati ricavati dall'analisi delle schede di dimissione ospedaliera (S.D.O.)